Dichiarazione universale dei diritti umani

Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà, senza distinzione alcuna per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita.

Dichiarazione universale dei diritti umani, Articolo 2, 10 dicembre 1948

“Tutti i diritti e tutte le libertà”… cosa vuol dire? Secondo me è implicito nel concetto di Diritto e di libertà. I diritti sono tutte quelle possibilità che un cittadino dovrebbe avere di fare delle cose e le libertà sono tutte quelle cose che un cittadino dovrebbe avere la possibilità di pensare. Spesso le due cose però si confondono, la possibilità di fare viene identificata con “Libertà” e quella di pensare come “Diritto”. Se la libertà viene intesa come “poter fare” è anarchia. La libertà implica l’assenza totale di barriere, per questo si dovrebbe associare al pensiero e non alle azioni. Il Diritto invece è qualcosa che è riconosciuto come “possibile”, è la controparte del dovere. Se un cittadino viene meno ai suoi doveri, automaticamente decadono anche, in maniera proporzionale, i suoi diritti. Azioni. I diritti sono revocabili. Allo stato attuale invece la cosa è intesa al contrario. La libertà viene venduta come il poter fare. L’assenza di barriere assoluta, in barba alle regole della civiltà civile. Il pensiero invece è sopprimibile. Se diverso viene censurato, revocato. Siamo al paradosso ormai.

Come diceva Morpheus: “Al destino, si sà, non manca il senso dell’ironia” e quello che in millenni di evoluzione, secoli di storia e di lotte, è costato miliardi di vite viene preso e usato proprio per negare quella che credevamo una verità sancita, finalmente, in modo eterno. Usata come scudo per perpetrare la distruzione dell’uomo in quanto libero pensatore e trasformarlo in pura materia informe da plasmare a piacimento. A me questa cosa provoca nausea, solo a pensarci mi sento impazzire.

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