Archive for the ‘Fantasia’ Category

il Cavaliere dalla Trista Figura

lunedì, Maggio 11th, 2009

« Se mai quei signori volessero sapere chi è stato il valoroso che li ha ridotti a quel modo, vossignoria dirà che è il famoso don Chisciotte della Mancia, il quale con altro nome si chiama il Cavaliere dalla Trista Figura »

Un po’ sono Don Chisciotte della Mancia io. In fondo.. vedo imprese eroiche anche dove la vita è banale, mi diletto in imprese assurde, Inseguo l’amore della mia Dulcinea, Guido una macchina che è paragonabile a Ronzinante, a volte leggo un libro e mi sembra di viverlo… mi manca solo Sancho Panza ma direi che mio fratello potrebbe andare più che bene per il ruolo. La verità è che, a volte, mi chiedo: Il mondo ha bisogno di me? tutte le cose che faccio sono utili o sono solo il mio personalissimo modo di vedere le cose? la mia personale battaglia contro i mulini a vento?

Prendiamo, per esempio, ciò che c’è sui giornali e in tv in questi giorni. Berlusconi, Berlusconi, Berlusconi, vabbè, ovvio, è da più di un mese che pare essere l’unico italiano esistente, si parla solo di lui. Cmq… il fatto è che, per quanto  faccia schifo quello che fa, quando cerco di far ragionare la gente mi sembra davvero di essere Don Chisciotte che attacca il corteo funebre, la gente mi guarda e pensa “Ma questo che cazzo dice? è impazzito?” glie lo leggo in faccia. Mi faccio un culo così al lavoro, cerco di organizzare tutto al meglio e che succede? Arriva uno e dice: “Così non va. Conosco io un sistema migliore!” e giù, tutti ad uccidere le pecore della mandria prendendosi i sassi dai contadini poi. Davvero, a volte mi pare di non essere stato partorito da mia madre ma di essere stato scritto da Cervantes 🙂

Forse è meglio, in tutto questo, concentrarsi sulla mia Dulcinea Del Toboso. Hai visto mai che almeno questo mi riesca? In fondo pare che , in questo paese, il segreto per il successo passi attraverso le grazie di Gentili Donzelle e allora.. Al galoppo Ronzinante… Alla pugna!!!

Giace qui l’hidalgo forte
che i più forti superò,
e che pure nella morte
la sua vita trionfò.
Fu del mondo, ad ogni tratto,
lo spavento e la paura;
fu per lui la gran ventura
morir savio e viver matto.

Sogni Risplendono

venerdì, Marzo 27th, 2009

In questo periodo sto facendo sogni stranissimi. Non so a cosa sono dovuti.

Ero in una specie di castello, con altre persone, cercavo qualcosa tipo un tesoro, ad un tratto, rovistando tra mucchi di roba accatastata mi accorgo di una specie di intercapedine nella parete. Rompo un paio di assi e ne viene fuori una specie di “statuetta” divisa in due pezzi. Faccio per ricomporla e passo ad esaminare il resto. Passa un po’ di tempo e sentiamo dei passi provenire da fuori. Mi affaccio alla finestra e vedo che fuori le colline circostanti brulicano di zombie. Soldati napoleonici ( non chiedetemi come lo so ma vi assicuro che era così ) morti e richiamati in vita, lo capisco, dalla statuetta che ho ricomposto. Mentre mi accorgo che siamo circondati e rifletto su come scappare loro cominciano a sparare. la casa è crivellata di colpi e le persone che erano con me vengono colpite a morte, cerco di scappare, mi metto al riparo con una salto stile film dietro una parete ma anche i soldati dall’altra parte della casa cominciano a sparare, le pallottole fischiano intorno a me, mi muovo chino, saltando dietro a dei ripari e resto illeso ma un senso di “ineluttabilità” mi opprime, sono ancora vivo ma so che presto arriverà la morte, riesco ad evitare di essere colpito ma so che è una questione di tempo, non so dove scappare.
A questo punto il sogno finisce, Mi sono svegliato tutto sudato con la sveglia nelle orecchie.

Oppure, un altro sogno in cui possiedo una specie di “superpotere”, qualcosa tipo supermen, pallottole che mi colpiscono, rimbalzano sul mio petto ma non mi fanno nulla, me ne stupisco, ricordo una specie di rissa in cui prendevo un sacco di pugni ma non reagivo per non mostrare la mia “super-forza”, una specie di teppista che si divertiva un sacco a pestarmi e io che non sentivo dolore ma non reagivo.

Ricordo un’altro, ma questo è un po’ più confuso, in cui c’erano delle mie amiche, ricordo strane sensazioni, più che altro una specie di misto noia-angoscia, ricordo colori e stati d’animo ma non il sogno in se. Ricordo come dei flash rossi e gialli. Più che l’azione mi è rimasto dentro il ricordo di queste sensazioni legate, in qualche modo a delle donne che conosco e che bene o male fanno parte della mia vita.

Non ho idea di cosa significhino, ci vedo degli elementi comuni tipo le pallottole che però non mi colpiscono o, quantomeno, non hanno effetto, sicuramente la capacità di “evitare il peggio” e sicuramente l’angoscia, che è lo stato d’animo predominante in tutti questi sogni. Qualcuno è in grado di dirmi cosa significano? solo una cosa… Nessuno mi dica che sono gay 🙂 parafrasando De Niro… “Io Ricchione tu Morto” 🙂

Racconto

giovedì, Ottobre 23rd, 2008

Stavo leggendo un post di Suicidatore a proposito di un suicidio su una Ducati e mi è venuto in mente una specie di racconto. Lo sò che è un po’ pretenzioso da parte mia ma mi andava di scriverlo lo stesso. Scusatemi.

 

Eccomi qui. Apro gli occhi. Oggi è il 17 gennaio. Oggi compio 50 anni. E’ da quando ne avevo 20 che dico che non sarei mai arrivato ai 50 anni, che sarei morto prima. Ho mancato la mia promessa ma non credo che qualcuno si offenderà se mi sono preso un altro giorno omaggio di questa vita piatta, insulsa, banale e sprecata.

Oggi mi ammazzo. Ho deciso. Mi resta solo da scegliere come.

Così di botto direi con la mia moto, mi lancio al massimo su una strada e vedo fino a quanto mi riesce di mantenere il controllo. Oppure un colpo di fucile in faccia, come Cobain. L’unica cosa che non mi và è che chi rimane domani penserà le solite cose: “era depresso”, “aveva problemi economici”, “non me lo sarei mai aspettato”, “aveva tutto, chissà come mai?”. Non voglio che ci siano speculazioni, ipocrisie, falsi benismi, deve essere ben chiaro perchè lo faccio: Perchè vivo in un mondo di merda, perchè dalla vita ho preso tutto quello che potevo, perchè non voglio diventare un vecchio rincoglionito utile solo a seccare la gente. Voglio farla finita finchè sono ancora un uomo.

Prendo carta e penna.

“Cari tutti… Vi saluto, ho deciso di togliermi dalle palle, ho fatto il mio tempo. Addio!”.

Direi che ci siamo, secco, coinciso e abbastanza chiaro. Poso la penna e mi fermo un attimo. E’ così che vuoi che finisca? e se, invece, lo facessi con un gesto clamoroso? Potresti ancora renderti utile. Magari me ne porto un paio con me, qualche merda che non merita di respirare l’aria che io lascio inutilizzata. Ce ne sono tanti… potrei andare a trovare il sindaco, il nano malefico che è presidente del consiglio, qualche ricco figlio di puttana o, perchè no, potrei portarmi appresso tutto il fottuto parlamento. Pulizie di primavera. Sai che goduria, azzerare in un solo giorno tutta la merda che ci tiene soggiogati da anni ormai, un repulisti generale. Sarebbe un bel regalo per chi resta, altro che Babbo Natale. Ho deciso. Che sia in grande stile.

Chiamo un vecchio amico, mi servono un paio di cose. Mezz’ora dopo sono nella mia auto, parcheggiato in una certa via che aspetto una certa persona, non mi fa aspettare molto, sono le otto e mezza eccolo li che sta uscendo dal garage alla guida della sua bella audi comprata con i soldi di chissà quale mafia, il nostro sindaco. Fortunatamente è solo, tutto tronfio nell’illusione del suo essere intoccabile ma non lo è, non lo è affatto, scendo, attraverso la strada, mi avvicino al finestrino e BANG. Dritto in faccia, come si dice si faccia con gli infami. Mi allontano, non mi volto neanche a guardare. Prendo l’auto e via, verso l’autostrada. Roma mi aspetta. Oggi c’è un consiglio dei ministri… non sto più nella pelle. la mia auto ha il baule pieno di esplosivo, il mio amico è stato generoso quando gli ho detto a cosa era destinato, all’inizio non ci credeva neanche lui ma, dopo avermi guardato dritto negli occhi per dieci secondi, si è convinto che non scherzavo. Tre ore e mezza, lisce come la seta, sono qui, davanti a palazzo Chigi. C’è la solita scorta, poca roba. Aspetto circa due ore poi li vedo uscire, alla spicciolata ma non troppo, Giro la chiave e parto. Accelero a tavoletta, gli agenti si accorgono subito che c’è qualcosa che non và e si mettono ad urlare, gli altri sono come pietrificati. Arrivano i primi colpi di pistola e, con loro, la folgorazione. Manca poco ormai, apro la portiera e mi butto di lato, l’asfalto è duro ma il botto che sento mi rincuora. Mi rialzo a fatica, sono un po’ scosso ed un po’ ammaccato ma felice.

Giro l’angolo, sento le prime sirene in lontananza, quando saranno arrivate io sarò già lontano. Cerco di darmi un contegno, entro in un bar, prendo un caffè e chiedo le pagine gialle. Sfoglio velocemente il volume e, dopo aver trovato ciò che cerco, lo restituisco al barista. Nessuna reazione, evidentemente non sono ancora conciato in modo da destare sospetti. Ottimo. Salgo un un autobus, faccio un paio di cambi e arrivo a destinazione. Una grande scritta rossa DUCATI mi accoglie, gli occhi mi scintillano, il cuore mi batte. Prendo quella. 1098R rosso fiammante. Faccio un assegno, rigorosamente scoperto, e mi faccio dare le chiavi per un giro di prova. Il rombo del motore mi fà salire un brivido lungo la schiena. Inserisco la prima e parto. L’asfalto scorre sotto di me, prima piano poi sempre più forte, il contagiri  si abbassa e si alza  come uno stallone imbizarrito, l’aria fischia intorno a me. Imbocco il raccordo anulare poi l’autostrada, mi fermo a fare il pieno e riparto. Adesso si và, sempre più forte. A 300km/h la strada sembra piccola, le auto piccoli punti che sfrecciano verso di me, mi sento libero, mi sento vivo. Urlo la mia gioia selvaggia dentro il casco vedendo arrivare una curva abbastanza stretta, mi inclino, la moto mi segue, comincia a curvare, non basta, vado giù con tutto il peso. Che spettacolo! Mi dispiace distruggerla, lei si che merita di continuare a correre, al contrario di me. L’asfalto è vicinissimo, sento il ginocchio che striscia, calore e all’improvviso mi sembra di essere preso da una gigantesca mano invisibile e sbattuto via. Tutto buio. Addio.

“Cari tutti… Vi saluto, ho deciso di togliermi dalle palle, ho fatto il mio tempo. Ho fatto quello che ho fatto perchè non mi andava di scappare, forse perchè l’ho fatto per tutta la mia vita pensando solo a me stesso ma ho voluto farvi un’ultimo regalo. Vi lascio un gesto che vi dovrebbe far capire che un uomo solo può arrivare a fare quello che tutti ritengono impossibile, che la dignità di un uomo dovrebbe essere sempre rispettata e che se non lo si fà prima o poi il destino ci presenta sempre il conto. Sò che il mio è un gesto estremo ma ciò che voglio lasciare e un’idea, una speranza. Quello che io non ho mai avuto. Addio!”

La Storia di Giorgio

domenica, Marzo 25th, 2007

Conoscevo una volta un tizio di nome Giorgio. Questo ragazzo non era bello, per quanto alto, era robusto ed un po’ in sovrappeso. Era un tipo intelligente, un tipo di intelligenza non troppo comune, supportata da una curiosità e da un carattere sensibile e buono. Giorgio portava costantemente una maschera. Chi lo incontrava lo percepiva come una persona schiva, burbera, quasi altezzosa. Giorgio difficilmente si lasciava andare. A furia di indossare questa maschera essa era diventata una parte di sé. La gente lo percepiva come un elemento duro e “ostile”, un tipo poco raccomandabile e da evitare. Questa maschera, però, non fece altro che migliorare il suo carattere, diede a Giorgio la capacità di difendersi e non subire troppo le angherie del mondo che gli stava intorno, preservandone così la capacità di essere sensibile, leale e sincero. Queste capacità, però, Giorgio le riservava a pochi amici e alle donne che lo interessavano. Successe però un fatto strano. Quando qualcuna percepiva ciò che c’era dietro la maschera improvvisamente perdeva la capacità di percepire Giorgio come un uomo e lo considerava un amico. Forse attratte dalla fiducia che lui ispirava, forse timorose di perdere una persona così “bella” intoducendo un elemento “non durevole” come l’amore all’interno di una relazione a cui tenevano, forse per il fatto che Giorgio non fosse propriamente un Adone. Fatto sta che, appena Giorgio incontrava una donna che lo attraesse e si mostrava per ciò che era realmente, ella veniva subito conquistata da lui ma inesorabilmente finiva per fermarsi al livello di Amica. Come potete facilmente immaginare Giorgio aveva tante amiche, fidate, che non esitavano a confidarsi con lui e che ricevevano con piacere le sue confidenze. Erano sicuramente amiche sincere. Il problema stava nel fatto che Giorgio non considerava queste donne amiche, ma nutriva per loro sentimenti che andavano ben oltre. La vita di Giorgio, pur essendo abbastanza felice, mancava di qualcosa. Pur avendo vicino a se molte delle donne che lui amava esse gli sfuggivano, le vedeva irrimediabilmente allontanarsi per andare con altri uomini che, magari, non avevano ciò che lui aveva da offrire loro, ma tanto a loro non serviva perché c’era sempre Giorgio. Era arrivato ad un punto in cui si era stufato di essere l’amico. Ma era comunque incatenato a quel meccanismo. Non riusciva a tirarsene fuori. Il suo problema era che la maschera era anche una sorta di “corazza contenitiva”, appena tolta tutto il suo essere veniva messo a nudo, non era più capace di controllarsi e perciò viveva di eccessi, o nulla o tutto. Lui non era capace di amare in altro modo se non in questo. Beh.. per farla breve Giorgio morì in una notte di pioggia quando stava per compiere 40 anni, si schiantò con la macchina in una notte di inverno mentre tornava a casa ubriaco fradicio. Era solo. Solo in tutti i sensi. Aveva allontanato tutti dalla sua vita, il suo “dono”, ciò che faceva di lui l’amico perfetto si rivelò anche la maledizione che gli impedì di vivere una vita normale. Finì divorato dalle stesse persone che lui aveva fatto entrare nella sua vita, che prendevano da lui ciò di cui avevano bisogno e non davano in cambio ciò che lui voleva. Non capivano ciò che stavano facendo ma comunque lo sbranarono pezzo per pezzo fino a che il poverino non ebbe neanche più la forza di vivere. Si trascinò per il tempo che ancora gli rimaneva e, neanche fece in tempo a toccare il fondo, che già sen’era andato via. In cerca di un mondo popolato da gente che lo capisse e lo apprezzasse davvero

Ladies and Gentlemen…. the Genius

venerdì, Dicembre 1st, 2006

Bush: “Astinenza unico mezzo sicuro per la prevenzione dell’Aids”

WASHINGTON – Il presidente americano George W. Bush, in occasione della Giornata Mondiale contro l’Aids, ha ribadito l’impegno degli Stati Uniti nella lotta mondiale contro la malattia e ha sostenuto che l’astinenza sessuale è “l’unico mezzo sicuro” per evitare la diffusione del virus Hiv, all’origine della malattia.

“In questa Giornata mondiale contro l’Aids – ha detto Bush in un comunicato reso noto alla vigila della Giornata Mondiale, di cui una copia è stata inviata al segretario generale dell’Onu Kofi Annan – noi sottolineamo il nostro impegno a combattere la pandemia con determinazione. Gli Stati Uniti sono in prima linea nel mondo nella lotta contro l’Aids”.

Fonte: repubblica.it (1 dicembre 2006)

Questa è seconda solo a quella di tagliare gli alberi per prevenire gli incendi. Ormai qualsiasi scusa è buona per propinarci la solita morale bigotta e filo-cattolica. Sei grande giorgedabliu.

Fine di un Libro

sabato, Novembre 4th, 2006

Oggi ho finito “Il Conte di Montecristo”. Era diventato una droga. Non riuscivo a staccarmene. Credo che si capisca abbastanza leggendo gli ultimi post del blog. Come sempre mi capita quando finisco di leggere un libro che mi ha preso molto sono andato in paranoia. Quando il libro termina e il sipario cala sui protagonisti mi sento come se rimanessi a guardare mentre loro si allontanano. Li ho seguiti, visti vivere attraverso mille peripezie, mi ci sono affezionato e sono arivato a considerarli quasi degli amici. La sensazione che provo quando finisco un libro è la stessa che si prova separandosi da un amico, sei felice perchè magari lui è felice ma sai che lo stai perdendo. Oggi mi sono sentito così ed è buffo pensare che è a causa di un libro ma questo vi dà la misura di quanto mi è piaciuto questo romanzo e, forse, la misura di quanto sono da ricoverare

Immaginazione Sfrenata

venerdì, Ottobre 27th, 2006

Tutto cominciò ai tempi della guerra tra i Valar e le schiere di Morgoth. A quei tempi Eonwe di Valinor era l’araldo di Manwe, il Re supremo e guidava l’esercito del reame beato. A lui toccò l’onore e l’onere di affrontare e sconfiggere il Nero Signore in persona. Alastor, la spada consacrata alla difesa di Valinor, forgiata con un acciaio in cui ciascun essere del reame dove dimorano gli Dei aveva infuso parte del suo spirto, brandita dal più valente dei guerrieri troncò braccia e gambe a Morgoth e lo ridusse ad un mero simulacro della grandezza passata. Attraverso di lei, però, la maledizione del più potente tra gli Dei colpì colui che pose fine al dominio oscuro e si incise, sotto forma di scrittura elfica, sulla sua pelle.
L’esercito dei Valar era vittorioso. Morgoth fu incatenato e portato via per essere sottoposto al giudizio del Re supremo. Giubilo e speranza in un futuro di Libertà si diffusero a macchia d’olio in tutta la Terra di Mezzo. La fortezza del nemico fu rasa al suolo totalmente, impossibile da ricostruire, gli schiavi, prigionieri da ere furono liberati, i servi dell’oscurità stanati e uccisi in modo che non si potesse creare un secondo regno oscuro che tornasse a gettare la sua ombra nera sui liberi popoli della libera Terra di Mezzo. La battaglia finale fu lunga e cruenta, una lenta ma inesorabile avanzata per conquistare ciascun singolo metro che separava i cancelli dal nero trono nella torre più alta dove sedeva il più potente degli Dei che contribuirono alla creazione di Arda. Nobili e coraggiose furono le gesta, i più valorosi guerrieri dettero più volte prova di forza e coraggio e su tutti Eonwe, l’Araldo, combattè contro Draghi, Balrog, Lupi e orchi guidando la battaglia sempre dalla prima linea.

(Liberamente Ispirato al fantastico mondo creato da J.R.R.Tolkien)