Archive for the ‘Letteratura’ Category

L’arte di scrivere e l’arte di leggere

lunedì, Dicembre 13th, 2010

l'eleganza-del-riccio

Leggere un libro, per me, è come conoscere una persona. Ovvio, è una banalità. Quello che intendo dire è che a volte, non riesco a farmi prendere da un libro fino a quando non mi sono fatto un ritratto mentale preciso dei personaggi. Spiego. Sto leggendo “l’eleganza del riccio”. Bel libro, scritto molto bene anche se stentava a decollare, nonostante riconoscevo una bello stile e dei contenuti interessanti faticavo a farmi prendere dalla lettura per cui ha languito parecchio. Ora sono ad un punto in cui mi ha “preso” e mi chiedevo cosa potesse aver scatenato un simile cambiamento. Credo di averlo capito. Ora nel libro c’è “l’azione”, intendiamoci, non azione tipo inseguimenti e sparatorie, intendo proprio il “muoversi”, il fare qualcosa, il vivere. La trama ha cominciato a farsi storia. Nella prima parte del libro l’autrice si concentra più sulla caratterizzazione dei personaggi che sulla storia in se, questo li rende, paradossalmente, un po’ piatti. Ritratti di cui faticavo ad affezionarmi. Ora la trama ha cominciato a scorrere, i personaggi si sono definiti e cominciano a muoversi, questo me ne ha dato una visione a 360 gradi ed ha fatto si che mi potessi calare nella realtà creata dall’autrice. Ecco il concetto che volevo esporre. In un libro, secondo me, la storia caratterizza i personaggi esattamente quanto la descrizione di caratteri e pensieri. Non si può conoscere un personaggio basandosi solo su ciò che pensa, lo si deve vedere in azione per poterselo figurare ed entrare in quella particolare relazione che fa si che un libro ci paia un grande libro. Ora le pagine scorrono veloci e piacevoli. Ora ho  l’impressione di aver trovato un bel libro. Alla fine vi farò sapere se è così o no.

Se

lunedì, Settembre 6th, 2010

Se puoi non perdere la testa quando tutti attorno a te
L’ hanno perduta e te ne incolpano,
Se puoi ancora credere in te stesso, quando più nessuno crede in te,
E tuttavia ti chiedi se non abbiano ragione gli altri e torto tu.
Se puoi attendere con calma ciò che ti spetta
o se, perseguitato, non pagare
odio con odio, offesa con vendetta,
senza per questo abbandonarti al gusto di stimarti santo tra i santi, e tra i giusti il giusto.

Se puoi sognare, e tuttavia non perderti nelle reti del sogno,
Se puoi pensare senza tutto concedere al pensiero;
Se puoi fissare in volto trionfo e disonore,
E senza per questo spalancare il cuore a nessuno dei due.
Se senza batter ciglio puoi il tuo vero vedere fatto menzogna sulle labbra dell’insincero,
E di colpo crollare quanto hai caro per tosto ricomporlo con amaro coraggio.
Se in un solo colpo puoi rischiare tutto quanto hai avuto dalla vita e perderlo,
E poi ricominciare senza pentirti della tua partita;

Se potrai richiamare il tuo coraggio quando da un pezzo lo avrai dilapidato
E stare saldo quando sai che tu altro non puoi più fare,
Se non dirti “Su!”.

Se puoi toccare il fango senza insozzarti
E dar la mano ai re senza esaltarti.
Se amico o nemico male potrà mai farti.
Se tutti gli uomini avrai cari ugualmente, ma più degli altri nessuno.
Se nel balzo saprai d’un solo istante
superare l’istante che non perdona,
Tua è allora la Terra, e tutto ciò che dona,
Allora sarai uomo, figlio mio.

Rudyard Kipling

Daniele luttazzi

martedì, Gennaio 20th, 2009
Il modo più semplice ed efficace per ricordarli, secondo me, sarà quello di associare il loro nome ad un atto sessuale. Un atto sessuale che non abbia già un nome preciso, come il pompino o il 69. Meglio qualcosa di bizzarro, così ce li ricordiamo meglio. per esempio:
  • Leccare l’ano= un eliovito
  • scorreggiare in faccia a chi ti lecca l’ano= uno schifani
  • clistere pre-penetrazione anale= un bondi
  • avere un orgasmo in seguito a penetrazione anale= un gianniletta
  • la miscela schiumosa di gelatina e materiale fecale che sporca le lenzuola dopo il sesso anale= un giulianone, in onore di giuliano ferrara.
– com’è andata ieri? –
– ci siamo divertiti con un lunghissimo eliovito, poi le ho fatto un bondi, lei ha avuto cinque gianniletta, ma mi ha fatto uno schifani e alla fine c’era del giulianone dappertutto. –

Riporto degli estratti da “Bollito misto con Mostrarda”, due degli innumerevoli pezzi che mi ha fatto sbellicare dalle risate. Tutto questo per condividere con voi la gioia per essermi accaparrato i biglietti per lo spettacolo che terrà qui vicino il 29 Gennaio.. Tripudio e Gaudio!!!!

Il potere di Berlusconi? regala miliardi agli amici. E quando uno ti regala miliardi fai molta fatica a non diventare la sua troia.

Avviso: Questo post è una Carognata

martedì, Gennaio 22nd, 2008

Robert Neville“In un baleno, quella consapevolezza si fuse con ciò che leggeva sui loro volti – stupore, paura, orrore e ribrezzo – e seppe di terrorizzarli. Ai loro occhi lui era un flagello spaventoso, sconosciuto, persino peggiore della malattia con la quale avevano imparato a convivere. Era uno spettro invisibile che per provare la propria esistenza si era lasciato dietro i corpi esangui dei loro cari. Capì quel che provavano e non li odiò. La mano destra strinse la bustina di pillole. Purchè la fine non fosse violenta, purchè non si trasformasse in un massacro sotto i loro occhi….
Robert Neville posò lo sguardo sui nuovi abitanti della terra. Sapeva di non essere uno di loro; sapeva di essere un anatema, un orrore nero da distruggere, come i vampiri. E quell’idea lo colpì come un fulmine, distogliendolo perfino dal dolore.

Un risolino strozzato gli riempì la gola. Si girò e si appoggiò alla parete mentre ingoiava le pillole. il cerchio è completo. Un nuovo terrore prende forma dalla morte, una nuova superstizione penetra la fortezza inattaccabile dell’infinto.

 

Io sono Leggenda.”

Lo sò che è una carognata, che non si dovrebbe fare, che almeno dovevo avvisare ma oggi mi sento particolarmente bastardo e vi lascio un pezzo del libro che mi sta ossessionando in questo periodo. Stasera mi sento un po’ come Robert Neville. Un po’ Mostro, un po’ solo, un pò dolorante… Stasera Io sono Leggenda.

Zen

lunedì, Gennaio 21st, 2008

Ordunque… La situazione migliora. Niente più dolori, il raffreddore migliora, sfiga alle spalle, anche se non dovrei dirlo… non sia mai decidesse di raggiungermi di nuovo. Riflessioni fresche di giornata. Qui c’è la nebbia. Fà pure freddo. Stamattina prendo la moto, mi avvio verso il lavoro e a metà strada ero già bello e congelato. Si formava quasi il ghiaccio sul casco. Torno indietro e prendo la macchina, arrivo in quel di Corato e c’è il sole. Vabbè, chissenefrega. Evidentemente era destino che dovessi prendere la macchina oggi. Sono nel pieno di un periodo Zen. Ieri ho pure smontato la Freewind riflettendo sul concetto di Qualità, mi mancavano solo i monti. é ancora a pezzi, la rimonterò quando ne avrò voglia… faccio le cose con lentezza oltre che Zen, me la prendo comoda. Ci sono un sacco di cose che vorrebbero farmi incazzare ma io no… Zen… non me la prendo. Aspetto e vedo che piega prendono gli eventi. Non sò quanto durerà questa cosa, sospetto poco, ma per ora me la godo. Sono tranquillo, rilassato. Oggi palestra, nel w-e ho esagerato con il cibo, devo recuperare. Non mi preoccupo… sono Zen

E ora.. l’angolo della pubblicità….

La mia Amica Perdita ha pubblicato un libro. Scaricabile da internet a prezzo modico, lo trovate QUI. Mi raccomando, non siate tirchi. Sono convinto che ne vale la pena.

America’s Cup

sabato, Aprile 28th, 2007

Premetto che mi piace tantissimo la vela.. già sapete che adoro il mare.. ecc. ecc. Sto seguendo, quando posso, l’America’s cup. Oggi ero davanti al televisore, ad un certo punto, ascolto una pubblicità.. Luna rossa… dei versi che mi suonano familiari.. faccio una rapida ricerca e.. ricordavo bene.. L’Odissea, il dodicesimo libro.

Di vista già della Trinacria usciti,
Altro non ci apparìa che il cielo e l’onda,
Quando il Saturnio sul veloce legno
Sospese in alto una cerulea nube,
Sotto cui tutte intenebrarsi l’acque.
La nave non correa che un tempo breve;
Poiché ratto uno stridulo Ponente,
Infurïando, imperversando, venne
Di contra e ruppe con tremenda buffa
Le due funi dell’albero, che a poppa
Cadde; ed antenne in uno, e vele e sarte
Nella sentina scesero.
Dea veneranda un gonfiator di vela
Vento in poppa mandò, che fedelmente
Ci accompagnava per l’ondosa via;
Tal che oziosi nella ratta nave
Dalla cerulea prua, giacean gli arnesi,
E noi tranquilli sedevam, la cura
Al timonier lasciandone ed al vento.

Ecco.. vabbè che li hanno interrotti sul più bello però… il racconto di un naufragio per una regata credo che non sia il massimo. A parte questo trovo che siano dei versi bellissimi. Spero davvero che portino fortuna a Luna Rossa.

Abitudini Pericolose

sabato, Aprile 21st, 2007

Ok, ok.. in mille mi hanno detto che il vaffanculo non lo meritavano quindi vado a spiegare. Ho riletto per l’ennesima volta Hellblazer – Abitudini pericolose. La graphic novel in cui John Constantine scopre di avere il cancro ai polmoni e si appresta miseramente a crepare. Chiede aiuto a tutti, amici, conoscenti, gente a cui aveva fatto dei favori, persino nemici,  nessuno sembra disposto a salvarlo. Alla fine, ricordandosi che lui è Constantine decide di fare tutto da solo e riesce persino a fregare i tre fratelli caduti. Li inganna e si fa guarire dal cancro. Quella che ho postato è la scena finale in cui Constantine saluta i tre che lo avevano appena “rimesso a nuovo”. Ecco, così mi sento io. In quella storia Constantine, pur di salvarsi la pelle, rischia la distruzione dell’inferno, condannando tutta l’umanità alla schivitù al paradiso. Pur di perseguire i suoi scopi non esita a sfidare i tre che, insieme, sono satana. Lo fà a modo suo, con un sorriso sulle labbra. Vince ma il prezzo della vittoria è altissimo. Ecco come mi sento io. Ho il suo stesso sorriso, Gioco il suo stesso gioco, credo che pagherò anche io un prezzo altissimo. Vedremo come andrà a finire.

D’ora in poi chiamatemi Leonida :-)

sabato, Marzo 10th, 2007

“Va’ o viandante,

 

annuncia a Sparta che noi qui morimmo

 

in obbedienza alle sue leggi”

 

 

Dopo la sconfitta a Maratona i persiani non persero le loro mire espansionistiche, e le speranze di pace dei greci furono presto infrante dalle dimostrazioni di ostilità di Serse figlio di Dario re dei re di Persia. Questi organizzò un esercito enorme formato da tutti i popoli a lui sottomessi, stimabile intorno ai due milioni di uomini (secondo lo storico Erodoto), seguito, via mare da una flotta di milleduecento navi; l’esercito più grande che il mondo avesse visto fino a quel momento.

 

Gli alleati greci decisero che il punto migliore per opporsi all’invasore “barbaro”, fosse il passo delle Termpoli, l’unica via agevole per giungere alla Grecia vera e propria dalla Tessaglia. Le forze alleate erano veramente esigue, Sparta fu la prima città a mandare i suoi uomini al passo comandati Leonida formidabile guerriero ultra sessantenne dalla mente sveglia e acuta, dietro l’esempio di Sparta arrivarono i rinforzi dalle altre città greche Tegea, Mantinea, Orcomeno, Corinto, Fliunte, Micene, Tebe, e dalle altre città dell’Arcadia e della Beozia per un totale di 3900 opliti seguiti dai rispettivi scudieri che fungevano da fanteria leggera.

 

Per prima cosa gli spartani e i loro alleati ricostruirono il vecchio muro di difesa al passo, caduto in rovina, e attesero l’arrivo dell’esercito persiano. Quando gli esploratori riferirono a Serse il numero dei greci che presidiavano il passo, il re scoppiò a ridere e piuttosto perplesso si chiese cosa stessero aspettando, non aveva capito che i greci si preparavano alla morte per dare tempo alle altre città di prepararsi.

 

Serse attese quattro giorni convinto che il solo numero sarebbe bastato a far fuggire gli alleati. Allo stesso momento anche la sua flotta non riusciva ad avanzare bloccata dalle veloci navi ateniesi al cui comando si trovava il brillante Temistocle. Al quinto giorno Serse spazientito ordinò l’attacco sicuro che il numero stesso sarebbe bastato ad annientare i greci. Quando alcuni disertori dell’esercito persiano (perlopiù greci arruolati con la forza) avevano dichiarato che i Medi erano così tanti da oscurare il sole con le loro frecce, gli spartani risposero -bene almeno combatteremo all’ombra-.

 

E non si sbagliarono di molto, per tutto il giorno combatterono ferocemente e nello stretto passo dove il numero non aveva significato, fecero strage di persiani che con le loro armature leggere e le lance corte non potevano nulla contro il pesante equipaggiamento oplita. Il giorno successivo Serse schierò in campo le sue truppe d’èlite i diecimila Immortali comandati da Idarne che non ebbero maggior fortuna. I greci combattevano a turno concedendosi un pò di riposo da quel massacro, si accasciavano a terra sudati e sporchi di sangue per poi rialzarsi e tornare a combattere.

 

Ma il terzo giorno a causa di un tradimento i persiani fecero passare gli immortali di Idarne attraverso un sentiero che aggirava il passo. Leonida venuto a conoscenza del tradimento fece tornare a casa gli alleati per risparmiarli in prospettiva delle future battaglie. Lui e i suoi spartani sarebbero rimasti per coprire la ritirata e morire sul posto perché le leggi di Sparta non contemplavano la ritirata. Rimasero anche 700 tespiesi che piuttosto di abbandonare Leonida preferirono morire. Quando i persiani chiesero di consegnare le armi Leonida gridò -venite a prenderle!-

 

Gli spartani combatterono con assoluto disprezzo della vita con le aste delle lance ormai spezzate e con le spade, poi con i pugni e i calci lasciando sul campo più di ventimila persiani compresi due fratelli di Serse, alla fine si rifugiarono sul colle che sovrastava le Termopili per proteggere il corpo del loro re caduto. Serse ordinò che fossero finiti con gli archi per non perdere altri uomini.

 

Il sacrificio dei trecento spartani permise agli ateniesi di prepararsi allo scontro navale di Salamina e agli altri greci di rimandare il confronto con i persiani un anno dopo a Platea.

 

tratto da BATTAGLIE NELLA STORIA

 

Tutto questo perchè oggi ho scoperto l’esistenza di un nuovo film che si chiama “300”, che parla della battaglia delle termopili, un’argomento che ho trovato citato in moltissimi film e che mi ha sempre affascinato.

 

 

Inoltre il film è tratto dall’omonima graphic novel realizzata da Frank Miller, ti cui pare sia un’adattamento fotogramma per fotogramma

 

 

Io non vedo l’ora di andarlo a vedere.. sono sicuro che sarà un grande film.

 

P.S. Non mi danno un’euro per la pubblicità che gli ho fatto

 

 

Istinti

martedì, Marzo 6th, 2007

Segnale di riconoscimento“Qualsiasi persona normale di tanto in tanto prova la tentazione di sputarsi nelle mani, issare la bandiera nera e cominciare a tagliare le gole”

H.L. Mencken

Hellblazer – Abitudini Pericolose

martedì, Gennaio 16th, 2007

Ho ripreso questo fumetto da poco. E’ Eccezzionale. Il personaggio di John Constantine è semplicemente UN MITO!
Racconta la storia del cancro di Constantine così come nel film omonimo. Tra magie per convertire acqua santa in guinness e bidoni rifilati a diavoli di varia natura è un viaggio nelle paure che ognuno di noi affronta mentre sente l’avvicinarsi della morte. Questo mi dà l’occasione di ribadire un concetto: Il diavolo serve solo a rendere eccezzionali le opere in cui si parla di lui. Qui è rappresentato da tre fratelli che, a turno, hanno tutti a che fare con Constantine uscendone mazziati ben bene . Memorabile è l’inganno finale di cui non vi accenno nulla altrimenti, casomai vi venga voglia di leggerlo, potrebbe verirvi voglia di  linciarmi.
Una doverosa citazione per l’episodio “Un goccio di roba tosta” che mi è piaciuto così tanto che l’ho usato per farne il tema del bar che gestivo questa estate. Ne ho ancora l’insegna elaborata sulla prima pagina del fumetto.
Se potessi scegliere di essere un personaggio dei fumetti è Constantine che vorrei essere. Fumatore incallito, alcoolizzato, paraculo, bastardo e opportunista ma con uno stile tutto suo. Esperto di magia e demonologia, ha visto l’inferno e il paradiso e tratta entrambi con menefreghismo. Non si vergogna di dire che ha paura di finire all’inferno e farebbe di tutto pur di evitarlo ma, al tempo stesso, non ha paura di sfidare persino il diavolo stesso. A mio modo di vedere è la rappresentazione della razionalità e dell’intelletto umano che prevalgono sulle sciocche superstizioni medioevali.

Post Office

lunedì, Dicembre 11th, 2006

Henry Chinasky, abituale alter ego di Bukowsky e protagonista in prima persona di questo romanzo, ha deciso di lavorare come postino. Superati non senza affanno i test d’ammissione, si ritrova con la borsa di cuoio sulle spalle a girare in lungo e in largo per la periferia di Los Angeles. Perennemente in ritardo, vessato dal capufficio e insofferente ai regolamenti, si scontra ben presto con la rigida e burocratica macchina organizzativa. Tra sbronze e scommese all’ippodromo, Chinasky trova il tempo per vivere una degradante storia d’amore con Betty, per sposare una texana ricca e ninfomane da cui verrà abbandonato e infine per licenziarsi.

Potrebbe essere la storia della mia vita… mi manca solo un posto fisso alle poste e la texana ricca e ninfomane

Wings for Marie

domenica, Novembre 19th, 2006

“Diecimila giorni è il lungo periodo di agonia che ha dovuto trascorrere Judith Marie Garrison, madre del cantante dei Tool Maynard James Keenan (da sempre poco incline, per non dire ostico, alla religione in generale e a quella cattolica in particolare). In seguito ad un ictus, infatti, la donna, moto credente e devota, è rimasta paralizzata per 27 anni fino al passaggio a miglior vita del 2003. E proprio a lei (ed al suo dolore) è dedicato questo nuovo disco dei Tool.”

10.000 Days

(Wings for Marie Pt. 2)

We listen to the tales and romanticize,

How we follow the path of the hero

Boast about the day when the rivers overrun,

How we’ll rise to the height of our halo.

Listen to the tales as we all rationalize

Our way into the arms of the savior

Fading all the trials and the tribulations,

None of us have actually been there,

Not like you…

The ignorant fibbers in the congregation

Gather around spewing sympathy,

Spare me…

None of them could even hold a candle up to you

Blinded by choices, hypocrites

Won’t see

But enough about the collective judas

Who could deny you were the one who illuminated

Your little piece of the divine

This little light of mine it gives your past unto me,

I’ll let it shine,

to guide you safely on your way

Your way home…

Ohh, what are they gonna do when the lights go down

Without you to guide them all to Zion?

What are they gonna do when the rivers overrun

Other than tremble incessantly?

High as a wave

But I’ll rise on up off the ground.

You are the light and the way

They’ll only read about

I only pray heaven knows

When to lift you out

10000 days in the fire is long enough.

You’re going home…

You’re the only one who can hold your head up high,

Shake your fist at the gates saying,

“I have come home now!”

Fetch me the spirit, the son and the father,

Tell them their pillar of faith has ascended.

“It’s time now!

My time now!

Give me my

Give me my wings!”…

Give me my (x5)

“Give me my wings”

You are the light, the way, that they will only read about

Set as I am in my ways and my arrogance

Burden of proof tossed upon non-believers.

You were my witness, my eyes, my evidence,

Judith Marie, unconditional one.

Daylight dims leaving cool flourescence.

Difficult to see you in this light.

Please forgive this bold suggestion:

Should you see your maker’s face tonight

Look him in the eye

Look him in the eye and tell him

I never lived a lie, never took a life,

But surely saved one

Hallejullah,

It’s time for you to bring me home.

10.000 Giorni

(Ali per Marie Parte 2) Ascoltiamo i racconti e idealizziamo di come seguiremo il sentieri dell’eroe

Ci vantiamo del giorno in cui i fiumi strariperanno,

di come ci innalzeremo all’altezza della nostra aureola.

Ascoltiamo i racconti perché tutti noi possiamo razionalizzare la nostra strada verso le braccia del salvatore che fa scomparire la sofferenza e le tribolazioni,

nessuno di noi è mai stato là,

non come te…

i fanfaroni ignoranti si riuniscono in comunità vomitando compassione,

risparmiami….

Nessuno di loro potrebbe nemmeno alzare una candela verso di te,

accecati dalle scelte, ipocriti, non vedranno

ne abbiamo abbastanza dei giuda collettivi

che potrebbero rinnegare che tu eri quello che illuminò

il tuo pezzetto di divino

questa mia piccola luce che porta il tuo passato fino a me

la lascerò splendere

affinché ti guidi in sicurezza sulla tua strada..

..la tua strada di casa…

Oh, che cosa faranno quando le luci si spegneranno senza che tu li guidi tutti verso Sion?

Che cosa faranno quando i fiumi strariperanno

Se non tremare incessantemente?

Alto come un’onda,

ma mi innalzerò.

Tu sei la luce e la via

Essi lo leggeranno soltanto

io prego solo che il cielo sappia quando innalzarti.

10.000 giorni nel fuoco sono abbastanza,

stai andando a casa…

sei l’unica che può andare a testa alta,

batti i pugni ai cancelli dicendo

“sono tornata a casa”

Andatemi a prendere lo spirito, il figlio, il padre,

dite loro che la loro colonna della fede è ascesa.

E’ tempo!

E’ il  mio tempo, ora!”

Dammi le mie

Dammi le mie ali…

Dammi le mie (X5)

Dammi le mie ali

Tu sei la luce, la via è ciò che leggeranno soltanto

Bloccato come sono nei miei modi e nella mia arroganza

Onere della prova lanciato sugli increduli.

Tu eri la mia testimone, i miei occhi, la mia prova,

Judith Marie, unica e assoluta.

La luce del giorno si attenua lasciando una fredda fluorescenza:

E’ difficile vederti in questa luce.

Per favore perdona questo mio audace consiglio:

se dovessi vedere il volto del creatore stanotte

guardalo negli occhi

guardalo negli occhi e digli

non ho mai vissuto nella menzogna, non ho mai tolto la vita a nessuno,

ma di sicuro ne ho salvato una

alleluia

E’ tempo che tu  mi porti a casa



A parte la solita fissa per i tool che ultimamente non mi molla, ho postato il testo di questa canzone perchè voglio dedicarla ad un’amica che ha sofferto la stessa perdita.

Edmondo Dantès #4

sabato, Novembre 4th, 2006

Mio caro Massimiliano,
troverete per voi una feluca all’ancora. Jacopo vi condurrà a Livorno, ove il Signor Noirtier aspetta sua nipote, che vuol benedire prima che vi segua all’altare. Tutto ciò che è in questa grotta, amico mio, la mia casa agli Champs-Elysées e il mio piccolo castello di Trèport sono regali di nozze che Edmondo Dantès fa al figlio del suo padrone Morrel; la signorina Villefort vorrà accettarne la metà, poichè la supplico di dare ai poveri di Parigi tutte le ricchezze che le possono venire per eredità da suo padre, divenuto pazzo, e da suo fratello morto in settembre con sua madre. Dite all’angelo che veglierà sulla vostra vita, Morrel, di pregare qualche volta per un uomo che, simile a Satana, per un momento si è creduto simile a Dio, e ha riconosciuto, con tutta l’umiltà di un cristiano, che nelle mani di Dio soltanto sta il supremo potere e la infinita sapienza. Queste preghiere addolciranno forse i rimorsi che porta con se nel profondo del cuore. In quanto a voi Morrel,  ecco tutto il segreto della condotta che ho tenuto verso di voi: non vi è né felicità né infelicità in questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quegli solo che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la suprema felicità. Bisognava aver bramato la morte, Massimiliano, per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole; Aspettare e sperare.

Vostro amico Edmondo Dantès, Conte di Montecristo.

Alexandre Dumas – Il Conte di Montecristo

Edmondo Dantès #3

sabato, Novembre 4th, 2006

<<E di che debbo pentirmi?>> Balbettò Danglars.
<<Di tutto il male che avete fatto>> Disse la voce.
<<Oh, si, mi pento!>> gridò Danglars, battendo il petto con lo scarno pugno.
<<Allora vi perdono>> disse l’uomo, gettando il suo mantello, e facendo un passo avanti per esporsi meglio alla luce.
<<Il conte di Montecristo!>> disse Danglars più pallido per il terrore di quanto un momento prima per la fame e gli stenti.
<<Sbagliate, non sono il conte di Montecristo.>>
<<E chi siete, dunque?>>
<<Sono quello che avete venduto, denunziato, disonorato; sono quello di cui avete prostituita la fidanzata; sono quello che avete calpestato per formare la vostra fortuna; sono quello al quale avete fatto morire il padre di fame…. Vi avevo condannato a morire di fame, e invece vi perdono, perchè io pure ho bisogno di perdono….. Sono Edmondo Dantès!>>

Alexandre Dumas – Il Conte di Montecristo

Edmondo Dantès #2

sabato, Novembre 4th, 2006

<<Questo è il viso del Signor di  Montecristo>> gridò Villefort con gli occhi stravolti.
<<Neppure, Signor Procuratore, cercate meglio e più lontano.>>
<< Qual voce, qual voce, dove mai l’ho sentita? >>
<<L’avete sentita a Marsiglia, ventitrè anni fà, il giorno del vostro fidanzamento con la signorina di Saint-Meran. Cercate nei vostri registri.>>
<< Voi non siete Busoni? Non siete Montecristo? Mio Dio, voi siete quel nemico nascosto, implacabile, mortale!….. Io senza dubbio ho commesso un delitto contro di voi a Marsiglia… Oh me disgraziato!>>
<<Si, avete memoria>> disse il conte incrociando le braccia sul largo petto: <<Cercate, cercate….>>
<<Ma che cosa vi ho dunque fatto? >> gridò Villefort, il cui spirito già vacillava tra la ragione e la follia in una caligine che non era più nè sogno nè veglia. <<Che vi ho dunque fatto? Dite! Parlate!>>
<<Voi mi avete condannato ad una morte lenta ed avete ucciso mio padre, mi avete tolto l’amore con la libertà, e la felicità con l’amore! >>
<<Chi siete? Chi siete dunque, mio Dio?>>
<<Io sono lo spettro d’un disgraziato che avete sepolto nelle carceri del castello d’If. A questo spettro, sorto finalmente dalla tomba, il cielo ha messo la maschera del conte di Montecristo, e lo ha ricoperto di diamanti e d’oro perchè solo oggi lo riconosciate.>>
<<Ah, ti riconosco, ti riconosco!>> disse il regio procuratore, <<Tu sei ….. >>
<<Io sono Edmondo Dantès!>>

Alexandre Dumas – Il Conte di Montecristo

Edmondo Dantès #1

martedì, Ottobre 31st, 2006

<< Fernando!>> gridò il conte. <<Dei miei cento nomi, io non avrei bisogno che di dirtene uno solo per fulminarti! Ma questo nome tu l’indovini, non è vero? O piuttosto, te lo ricordi? Poichè malgrado tutti i miei affanni, tutte le mie torture, oggi ti mostro un viso che la felicità della vendetta ringiovanisce, un viso che devi aver veduto molte volte nei tuoi sogni dopo il tuo matrimonio…. con Mercedes, mia fidanzata! >>
Il Generale, con la testa rovesciata indietro, le mani tese, lo sguardo fisso, divorava in silenzio quelle terribili parole. Subito dopo, appoggiandosi alle pareti, strisciò lentamente fino alla porta, da cui uscì all’indietro, lasciandosi sfuggire un solo grido, lugubre, lamentevole, dilaniante: <<Edmondo Dantès!>>

Alexandre Dumas – Il Conte di Montecristo

Valerie

giovedì, Ottobre 26th, 2006

So che non posso in nessun modo convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi interessa. Io sono io.
Mi chiamo Valerie. Non credo che vivrò ancora a lungo e volevo raccontare a qualcuno la mia vita. Questa è l’unica autobiografia che scriverò e … Dio… mi tocca scriverla sulla carta igienica.

Sono nata a Nottingham nel 1985. Non ricordo molto dei miei primi anni, ma ricordo la pioggia.
Mia nonna aveva una fattoria a Totalbrook e mi diceva sempre che “Dio è nella pioggia”.
Superai l’esame di terza media ed entrai al liceo femminile. Fu a scuola che incontrai la mia prima ragazza: si chiamava Sara. Furono i suoi polsi… erano bellissimi. Pensavo che ci saremmo amate per sempre. Ricordo che il nostro insegnante ci disse che era una fase adolescenziale, che sarebbe passata crescendo. Per Sara fu così, per me no.

Nel 2002 mi innamorai di Christina. Quell’anno confessai la verità ai miei genitori. Non avrei potuto farlo senza Chris che mi teneva la mano. Mio padre ascoltava ma non mi guardava. Mi disse di andarmene e di non tornare mai più. Mia madre non disse niente, ma io avevo detto solo la verità, ero stata così egoista? Noi svendiamo la nostra onestà molto facilmente, ma in realtà è l’unica cosa che abbiamo, è il nostro ultimo piccolo spazio… All’interno di quel centimetro siamo liberi.

Avevo sempre saputo cosa fare nella vita, e nel 2015 recitai nel mio primo film: “Le pianure di sale”. Fu il ruolo più importante della mia vita, non per la mia carriera ma perché fu lì che incontrai Ruth. La prima volta che ci baciammo, capii che non avrei mai più voluto baciare altre labbra al di fuori delle sue.
Andammo a vivere insieme in un appartamentino a Londra. Lei coltivava le Scarlett Carson per me nel vaso sulla finestra e la nostra casa profumava sempre di rose. Furono gli anni più belli della mia vita.
Ma la guerra in America divorò quasi tutto e alla fine arrivò a Londra.
A quel punto non ci furono più rose… per nessuno.

Ricordo come cominciò a cambiare il significato delle parole. Parole poco comuni come fiancheggiatore e risanamento divennero spaventose, mentre cose come Fuoco Norreno e gli articoli della fedeltà divennero potenti. Ricordo come diverso diventò pericoloso. Ancora non capisco perché ci odiano così tanto.
Presero Ruth mentre faceva la spesa. Non ho mai pianto tanto in vita mia. Non passò molto tempo prima che venissero a prendere anche me.
Sembra strano che la mia vita debba finire in un posto così orribile, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno.
Morirò qui… tutto di me finirà… tutto… tranne quell’ultimo centimetro… un centimetro… è piccolo, ed è fragile, ma è l’unica cosa al mondo che valga la pena di avere.
Non dobbiamo mai perderlo, o svenderlo, non dobbiamo permettere che ce lo rubino… Spero che chiunque tu sia, almeno tu, possa fuggire da questo posto; spero che il mondo cambi e le cose vadano meglio ma quello che spero più di ogni altra cosa è che tu capisca cosa intendo quando dico che anche se non ti conosco, anche se non ti conoscerò mai, anche se non riderò, e non piangerò con te, e non ti bacerò, mai… io ti amo, dal più profondo del cuore… Io ti amo.

 

 

Valerie “V per Vendetta”

Sul Tempo

giovedì, Ottobre 26th, 2006

E un astronomo disse: Maestro Parlaci del Tempo.
E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo, l’incommensurabile e l’immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.

Ma l’eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
E sa che l’oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente che la sua forza d’amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d’amore a pensiero d’amore, né da atto d’amore ad atto d’amore?
E non è forse il tempo, così come l’amore, indiviso e immoto?

Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l’attesa.

Kahlil Gibran da “Il Profeta”