Archive for the ‘Nonno Simpson’ Category

Io sono un alcolizzato!!!

mercoledì, Maggio 6th, 2009

Io Sono Nonno Simpson

mercoledì, Gennaio 16th, 2008

VECCHIAIAAAAARRRGGGHHHHH !!!!!

Ecco come mi sento in questo periodo. In molti ormai mi prendono in giro dicendo che sono vecchio. Lo hanno sempre fatto, ci ho fatto il callo. Ultimamente però comincio a credere che abbiano ragione, forse mi sto facendo suggestionare. Sto mangiando pochissimo, ho deciso di dimagrire, per cui mi sento abbastanza debole. Vado in palestra. Venerdì scorso ho esagerato con le distensioni su panca e sabato mattina mi sono svegliato con una serie di dolori ( nulla di che, erano previsti ) ed il braccio destro totalmente fuori uso. Appena provavo a piegarlo sentivo un dolore lancinante all’altezza del gomito. Diagnosi: Stiramento. Raffreddore: tra venerdì e domenica mi sono raffreddato in modo abnorme. Ho consumato pacchi e pacchi di fazzolettini di carta. Sabato ho giocato a calcetto. ero in una squadra di teenager, tutta corsa, dribbling e calcio-champagne. Mi sono incazzato selvaggiamente, io non ho tutto quel fiato, uso più il cervello, faccio cose semplici ma efficaci, quelli erano l’esatto contrario. Vabbè. Denti. Sono dovuto andare dal dentista lunedì sera. Mi ha tirato via un dente. Da lunedì sera bevo soltanto, niente roba solida. Ieri sono andato al cinema… da solo… dovevo andarci lunedì con degli amici, poi abbiamo rimandato e, infine, mi hanno fatto il bidone, ci sono andato lo stesso, solo, come un vecchio. Tornando dal cinema, Botto finale. Arrivo a casa, ero in moto, metto il cavalletto, poggio la moto, cerco le chiave perse nel giubbotto e, mentre ero con i guanti e il casco in una mano, l’altra mano in tasca che cercava di prendere le chiavi mi accorgo che il cavalletto della moto stava vendendo via e, in men che non si dica, mi ritrovo a terra, con la moto addosso.

Io non sò se tutto questo è opera della vecchiaia o di qualche macumba, non saprei dirlo, quello che sò per certo è che mi sono rotto di avere dolori, di fare cose da rincoglionito, di sentirmi un idiota. Adesso basta… Qualcuno di voi sà dove si possa trovare la fontana dell’eterna giovinezza, una pietra filosofale o, almeno, l’indirizzo di un buon chirurgo plastico che mi faccia un bel trattamento ringiovanente?

Vecchiaia ( Nonno Simpson #4 )

venerdì, Maggio 4th, 2007

“…Ebbene, ogni qualvolta mi sento confuso, io controllo giusto le mie mutande! loro hanno la risposta a molte importanti domande”

Abraham J. Simpson

Ed eccomi arrivato qui… alla storia moderna. Questa fase è cominciata quando ho chiuso la storia con la mia ragazza “Storica”. Dodici anni non si dimenticano così facilmente. Le ferite di quel tipo bruciano e fanno male per molto. Ho ripreso la mia solita vita, mi sono tuffato nelle amicizie. Cercavo di compensare ciò che non avevo più con un “surrogato”. Odiavo sentirmi solo. Appena mi fermavo a pensare era l’angoscia. Per un po’ vivevo la mia vita in funzione dei miei amici. Soliti riti, solite serate, solite bravate, tutti per uno… uno per tutti. Ad un certo punto però qualcosa si è incrinato. Sentivo che non andava bene così. Dovevo recuperare prima di tutto il rapporto con me stesso, poi avrei potuto di nuovo stare con gli altri nel modo giusto, altrimenti sarebbe stato solo un rimandare l’inevitabile. E’ stato allora che ho cominciato ad allontanarmi dai miei amici. Loro non lo hanno tanto capito ma, in fondo, è anche normale. Io sono fatto così, non dò molte spiegazioni, forse perchè seguo l’istinto e poi riesco a darmi io stesso una spiegazione. Fatto stà che, ancora una volta, mi sono rimesso in gioco.  Nuove amicizie, nuova vita. Saltavo di comitiva in comitiva. Ho conosciuto gente, mi sono fatto nuovi amici ed intanto ricominciavo a ritrovare anche me stesso. Il mio carattere mi porta ad avvicinarmi alle persone, ma a non fidarmi al 100% a meno che non ci sia una conoscenza di lunga data e provata solidità. Stare con gente nuova era un po’ come stare da solo. Ho ricominciato ad uscire con le ragazze, dopo una pausa in cui non volevo neanche pensare ad avere una donna “tra i piedi” ho ripreso a cercare qualche storia. Nulla di serio, giusto per provare che effetto faceva. Mi sono rimesso in piedi, faticosamente. Ho aperto un blog, sono passato attraverso qualche altra delusione amorosa, ho conosciuto quella che, ora come ora, potrei solo definire come “il grande amore della mia quarta vita” Ora sono qui. Ho 33 anni e, certe volte, mi sembra di averne 80 e, certe altre 20. Non sò cosa mi riserva il futuro. Si vedrà. Una cosa sola ora, sento di poter dire… Io sono qui, ciò che sarà l’affronterò senza timore… al mio destino bastardo io sento di dire solo… “Spara il tuo colpo migliore.. non mi piegherai !!!! “

Ce ne sono di esauriti…

mercoledì, Aprile 25th, 2007
Il buon Dio ci fa invecchiare per una ragione: acquisire saggezza per trovare difetti in tutto ciò che ha creato!

Abraham J. Simpson

Avevo voglia di vedermi un film oggi…. ho rovistato nella mia collezione ( quasi 400 titoli ) e alla fine ho scelto “Hannibal”. Film discreto, a volte un po’ troppo Splatter ma, nel contesto godibile. Comunque volevo parlare di altro, in realtà… Durante il film il Dottor Lecter recita un pezzo di un sonetto di Dante, ero su internet a cercare di trovarlo. Navigo tra mille siti, alla fine capito su questo. Ora.. io sostengo fermamente la libertà di espressione e quindi non ci trovo nulla di male in siti del genere. L’unica cosa è che mi immagino la gente che si danna l’anima per scovare queste puttanate e si concentra su una marea di cose inutili anzichè godersi il film. Mi ricordano troppo quelle prese per il culo che ne fanno sui cartoni aminati tipo Simpson. Me li immagino tutti questi ragazzotti sfigati, grassi e brufolosi che si scandalizzano per ogni cazzata. Che stanno li ad annotarsi tutte le “inconguenze” e perdono di vista il film. A me atteggiamenti del genere fanno incazzare.

ND: [N°5237] Si vede che gli autori non hanno ben inteso che Clarice Starling è americana e parla INGLESE mentre Rinaldo Pazzi è italiano e appunto parla in ITALIANO… al contrario il dr. Lecter è bilingue, Mason Verger pure, ma i suoi scagnozzi sardi parlano solo in italiano (tutti questi particolari si capiscono dal libro, ma anche dal film). Vi sono quindi una MONTAGNA di bloopers ogni qual volta si parlano i personaggi!!! Perfino quando Pazzi telefona dal telefono pubblico e la voce registrata dice “…premere 1 per risentire il messaggio in francese…” beh un francese non avrebbe capito comunque!
Ecco.. ora ditemi che cazzo di importanza può avere una cosa così.. oppure
ND: [N°5242] [15 Gennaio 2002] Quando Hannibal riceve la telefonata dal telefono pubblico, la voce dall’altro capo gli dice di chiamare un avvocato a Ginevra il cui numero verde è 004123317. Io abito in Svizzera e sono sicuro che non è possibile chiamare numeri verdi svizzeri dall’estero. Per di più il numero indicato non è un numero verde e non può esistere in Svizzera. Infatti, a parte il prefisso internazionale (0041) che è giusto, il resto del numero è pura invenzione. Tutti i numeri di telefono svizzeri sono sempre formati da un prefisso (0XX oppure 01 se è un numero di Zurigo) a cui si toglie lo 0 quando si telefona dall’estero, e da un numero a 7 cifre. In questo caso mancano 4 cifre per poter essere un numero telefonico di Ginevra (il cui prefisso è 022).
A questo si dovrebbe spiegare chè é un film.. non la vita vera… è finzione! me lo vedo il tipo intento a telefonare al numero per controllare se rispondono davvero. Quest’altro poi…
ND: [N°5243] [14 Agosto 2001] Io non sono di Firenze e probabilmente non mi sò spiegare bene. Però vorrei far notare che il telefono pubblico dal quale chiama o viene chiamato (non ricordo bene) l’ispettore Pazzi nella zona degli Uffizi non esiste in realtà. Ci son stato poco tempo fà e ho controllato… non c’è proprio; evidentemente è stata una loro invenzione del momento. Per non parlare dei microfoni che si vedevano durante il film .. minimo 10 volte!! Cmq anche queste cose hanno contribuito a rendere il film veramente comico. Peccato che sarebbe dovuto essere un thriller. 🙂

Un pazzo. Ma che cazzo me ne frega se le cabine telefoniche ci sono davvero o no?.. me lo vedo questo pirla a ridere durante un film così per una cosa così…. così….. Basta. Se ci penso un’altro po’ mi scoppia una vena. Meglio finirla qui.

Maturità ? ( Nonno Simpson #3 )

lunedì, Aprile 23rd, 2007

“Voi qui mi accusate di tutto: “chi ha messo le pantofole nella lavastoviglie?”, “chi ha tirato un bastone contro il televisore?”, “chi è caduto nella credenza?”

Abraham J. Simpson


L’ultimo anno delle superiori conobbi Le persone che più di tutti ringrazio di esistere. Erano tutti più piccoli di me ma molto più avanti rispetto al mondo in cui vivevamo. Mi hanno insegnato a pensare in modo “alternativo”,  a non conformarmi alla massa. Io fornivo loro i mezzi e loro mi fornivano la ragione. in quel periodo ho cominciato a bere come un pazzo, mi sono drogato, ho cominciato ad ascoltare musica seria e a vestirmi in maniera non convenzionale. Ci siamo plasmati. Loro mettevano la teoria e io la pratica. Ho cominciato a suonare, a pensare con la mia testa, ad allontanarmi dalla società conformista e a non cercare per forza l’approvazione degli altri. In quegli anni andavo all’università, ho fatto il disoccupato e poi il militare. Ho voluto provare anche questa cosa. Non mi sentivo tanto tagliato per l’obiezione di coscienza, le mie radici erano altre. Ho fatto un’anno “dentro al sistema”. Mi è sembrata una stronzata. Un’enorme perdita di tempo ma ho provato. Tutto sommato anche quello è servito. Dopo il militare ho cominciato il lavoro “serio”. Lavoravo come schiavo in una software house. Ho cominciato a girare l’italia e il mondo. Andavo dovunque, ero sempre in giro. Guadagnavo 300.000 lire al mese ed ero 5 giorni alla settimana in giro. Ho cominciato a scoprire la voglia di viaggiare. Ero in giro durante il giorno e la sera tornavo a casa, uscivo, mi ubriacavo e facevo casino con gli amici. A volte passavo intere settimane fuori casa. Ho vissuto. Concerti, viaggi, non mi facevo mancare niente. Questa vita è durata per oltre quindici anni. Ho cambiato tre lavori nel frattempo. Dopo il primo che è durato relativamente poco ne sono arrivati altri, con “raggi di azione” sempre più ristretti. Fino ad arrivare a quello attuale che, fino a poco tempo fà, mi costringeva ad una scrivania. Nel frattempo vivevo in un mondo tutto mio, fatto di pochissime persone, una relazione più o meno stabile con una tipa e serate nebbiose e alcoliche. Vivevamo isolati, ai margini. La società “bene” di trani ci ha sempre reputato alcolizzati, drogati, sballati, inaffidabili ma noi ne eravamo fieri. Eravamo dei liberi pensatori in un mare di coglioni.

Adolescenza ( Nonno Simpson #2 )

martedì, Aprile 17th, 2007

“…Mio figlio non e’ un comunista! sara’ forse un imbroglione, un ladro, un comunista, ma non e’ una pornostar”

Abraham J. Simpson






Del periodo post-campagna ricordo solo poche cose. La mia adolescenza è stata, come capita a tanti, quella di uno sfigato pazzesco. Ricordo le prime cotte per la compagna di classe che non mi filava. Ero grande e grosso e perciò, imbranato. Ero più abituato a trattare con gli animali che con le persone. Venivo da un ambiente comunque “proletario”. Erano gli anni dei capi firmati. Avrei venduto l’anima al diavolo per un paio di timberland. Si giocava ancora per strada, usavamo dei terreni abbandonati per giocare a calcio. Non sono mai stato una cima. un mediocre giocatore. Facevo di tutto pur di essere accettato ma non sempre ci riuscivo. In quel periodo conobbi un lato di me che non sospettavo… la timidezza. Ero dannatamente timido e insicuro. Venivo percepito più o meno come “carta da parati”. Il bisogno di farmi accettare mi portò a conformarmi alla massa, musica, abbigliamento, modo di pensare. Ero inconsistente da fare schifo. Ascoltavo musica di merda. Non pensavo, non leggevo, non sapero chi ero nè cosa ci facevo li. Un perfetto cazzone. L’estate lavoravo con mio zio, facevo il pescatore, uscivamo tutti i giorni in barca, mi cuocevo sotto il sole che sembravo Santiago de “Il vecchio e il mare”. In quel periodo ho imparato ad immergermi. Ero uno sbarbatello che però era anche un ragazzo-pesce. Ho lavorato in cantieri subacquei a fianco di uomini con il triplo dei miei anni e grossi per due volte. Mi immergevo nel porto per pulire le eliche dei pescherecci e guadagnare qualche spicciolo e un paio di cassette di pesci. Non so’ ancora come non mi sia venuto il colera. Ricordo che l’acqua era melmosa e puzzava. Ora come ora non so se avrei ancora il coraggio di immergermi li. Guidavo la barca e uscivo in mare anche da solo con una disinvoltura pazzesca. Quando ho preso il brevetto da sub non avevo neanche l’età per farlo. Ho fatto il corso in mare, non in piscina come si faceva normalmente e gli esami a Palinuro. Era la prima volta che dormivo fuori di casa da solo. Siamo stati li tre giorni. Mi sono immerso fino a cinquanta metri di profondità  e in grotta. Il terzo giorno il mare si guastò. L’istruttore decise di non uscire. Io convinsi un’altro ragazzo ( almeno cinque anni più grande di me ) ad immergerci lo stesso. Uscimmo a nuoto. Quando capì che non era possibile tornai indietro. L’istruttore voleva mangiarmi vivo. Mi sentivo vivo solo quando riacquistavo la mia dimensione. Il mare, gli adulti. Quello solo mi ha aiutato a non impazzire e a non spararmi un colpo. Fino a quando ho frequentato le superiori tutto è filato così. Donne poche. Qualche amico. Vita sociale poca. Lavoretti di tutti i tipi. A scuola ero un drago, apprendevo subito e, manifestando già da allora la preoccupante tendenza a non saper resistere alle sfide, scelsi la specializzazione in informatica perchè mi avevano detto che era la più difficile. Fu una scelta azzeccata. Rivelai un talento naturale. Contrastava in modo imbarazzante con la passione per la scrittura e la completa negazione per la matematica. 9 in informatica, 9 in italiano e 4 in Matematica. Ero un enigma. Verso la fine delle superiori conobbi le persone che avrebbero cambiato la mia vita… ma questa è un’altra storia.

Da piccolo ( Nonno Simpson #1 )

sabato, Aprile 14th, 2007

“Sai, tu mi ricordi un poema che non mi ricordo affatto, una canzone che potrebbe anche non esistere, e un posto dove non sono sicuro di esserci mai stato!”

Abraham J. Simpson





I ricordi che mi sono rimasti da quando ero bambino sono tutti legati alla campagna. Alla villa di campagna dei miei nonni materni.  Questa villa  era chiusa l’inverno ma l’estate i nonni ci si trasferivano e tutta la famiglia ci viveva durante il giorno. Noi nipoti facevamo a turno a rimanere a dormire li. Due restavano e due andavano a casa piangendo.  Mi ricordo il sole quando mi alzavo poco dopo l’alba. L’aria frizzante. Il profumo della terra umida e l’abbaiare dei cani. Mia nonna che preparava la zuppa di latte. Dormivamo uno nel lettino e l’altro tra i miei nonni. Una mattina mi ricordo che aprì gli occhi e, nella penombra, vidi un grosso geco camminare sul soffitto proprio sopra di noi. Sarà da allora che non tanto li sopporto. Pensai che potesse cadere e finirmi addosso. Mi ricordo di quando uno dei nostri cani mi ringhiò contro. Una mattina, senza apparente motivo, ricordo che rimasi li, immobile, mentre vedevo la rabbia negli occhi dell’animale, ricordo che rimasi fermo, non avevo paura… ero spaventato, ma più che altro perchè non capivo. Vidi arrivare mio nonno di corsa che prese il cane e lo picchiò fino a che non si fu calmato. Ricordo che piangevo in un angolo perchè mi costringevano a mangiare cose che non mi piacevano e mi prendevano in giro perchè per loro erano prelibatezze e non si spiegavano perchè a me non piacessero. Ricordo il mare. Non ricordo quando ho imparato a nuotare. L’ho sempre saputo fare. Ricordo che gli uomini della mia famiglia, tutti patiti di pesca subacquea, uscivano a nuoto e stavano via le mattine intere, lasciavano donne e bambini sulla spiaggia e tornavano all’ora di pranzo con le ceste piene di frutti di mare e pesci. Ricordo i segni delle maschere da sub perennemente stampati in faccia. Ricordo le pesche notturne. La spigola enorme che una volta vidi appena tuffato. La sagola del fucile da sub ancora attorcigliata che devia la traiettoria della fiocina, l’avessi presa mi avrebbero portato in trionfo. Ricordo una seppia che cercava di difendersi attaccandomi, la guardavo stranito meravigliandomi del coraggio che aveva. Ricordo le mangiate di pesce, odore che si spande dal forno, prede enormi fotografate e poi divorate, mia sorella che tiene in braccio un pesce grande quasi quanto lei pescato da mio padre. Ricordo la caccia. I miei zii, avevano l’età che ho io ora ma erano già sposati con figli. Mi svegliavano all’alba e mi portavano con loro. Ricordo i cani, gli appostamenti, il momento dello sparo. Ricordo le lepri. Uccise, squoiate e arrostite sapientemente da mia nonna. Mi viene ancora l’acquolina in bocca. Ricordo la natura. Prendevamo da essa, abbiamo imparato a rispettarla, a capire che è giusto prendere per ciò che serve e dare per ciò che si può. Mio nonno che ci spediva a raccogliere i rifiuti che lasciavamo in giro e mio zio che mi insegnava come uccidere i conigli in modo da non farli soffrire più del necessario e in modo che la carne si mantenesse buona per essere mangiata. Ho capito il senso della morte. Ho imparato a vivere come un animale. Grato per la vita ma accettando la morte perchè fa parte anche lei della vita. Vivevamo perennemente seminudi e sporchi. Le nostre madri si disperavano vedendoci tornare ricoperti di terra e graffiati dappertutto dopo un’esplorazione in “territori sconosciuti” o una giornata passata a rotolarci e a giocare con i cani, ci prendevano, me e i miei cugini, ci infilavano nella vasca di cemento che c’era fuori e ci lavavano con  il cif e la paglietta per i piatti.  Siamo cresciuti forti, mai una malattia, mai  un problema.  Mi ricoprivo di cicatrici ma ne ero fiero. Ricordo i serpenti, ricordo quando moriva uno dei cani, lacrime a fiumi e dolore. Ricordo un cane che scappò e tornò dopo un mese ricoperto di zecche, ricordo che mio zio lo prese, era conciato malissimo, a stento si reggeva in piedi, ricordo che mi disse di prendere il fucile. Ricordo che lo portò via, chiesi di andare con lui, sapevo che stava per fare. Quel cane era come mio fratello, eravamo cresciuti insieme. Mi zio mi guardò, mi disse che sarebbe stato doloroso e mi chiese se ero sicuro. Risposi di si. ci allontanammo insieme, portavo una pala. Ricordo lo sparo, il cane che cade, lo seppellimmo. Ricordo le lacrime. Mio zio mi spiegò che era crudele mantenerlo in quello stato solo per l’egoismo del non volersene distaccare. Era un’atto di pietà che dovevamo a quella povera bestia. Mi disse che se davvero ci tenevo al cane non avrei dovuto farlo scappare, solo così l’avrei protetto, non tenendolo in vita in una sofferenza costante. I miei primi dieci anni sono passati così. Ricordo che la villa cadeva a pezzi. Ricordo un’estate quando io già mi preparavo a trasferirmi e i miei che mi dicono che la villa non è più sicura. Che non ci si andrà più. Ricordo la campagna di mio padre, bella, ma non la stessa cosa, non c’erano tutti i miei zii. Quella fu la prima “svolta” della mia vita. Il primo voltare pagina e ricominciare una nuova fase.