Edmondo Dantès #4

Mio caro Massimiliano,
troverete per voi una feluca all’ancora. Jacopo vi condurrà a Livorno, ove il Signor Noirtier aspetta sua nipote, che vuol benedire prima che vi segua all’altare. Tutto ciò che è in questa grotta, amico mio, la mia casa agli Champs-Elysées e il mio piccolo castello di Trèport sono regali di nozze che Edmondo Dantès fa al figlio del suo padrone Morrel; la signorina Villefort vorrà accettarne la metà, poichè la supplico di dare ai poveri di Parigi tutte le ricchezze che le possono venire per eredità da suo padre, divenuto pazzo, e da suo fratello morto in settembre con sua madre. Dite all’angelo che veglierà sulla vostra vita, Morrel, di pregare qualche volta per un uomo che, simile a Satana, per un momento si è creduto simile a Dio, e ha riconosciuto, con tutta l’umiltà di un cristiano, che nelle mani di Dio soltanto sta il supremo potere e la infinita sapienza. Queste preghiere addolciranno forse i rimorsi che porta con se nel profondo del cuore. In quanto a voi Morrel,  ecco tutto il segreto della condotta che ho tenuto verso di voi: non vi è né felicità né infelicità in questo mondo, è soltanto il paragone di uno stato ad un altro, ecco tutto. Quegli solo che ha provato l’estremo dolore è atto a gustare la suprema felicità. Bisognava aver bramato la morte, Massimiliano, per sapere quale bene è vivere. Vivete dunque e siate felici, figli prediletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Iddio si degnerà di svelare all’uomo l’avvenire, tutta l’umana saggezza sarà riposta in queste due parole; Aspettare e sperare.

Vostro amico Edmondo Dantès, Conte di Montecristo.

Alexandre Dumas – Il Conte di Montecristo

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