La Storia di Giorgio

Conoscevo una volta un tizio di nome Giorgio. Questo ragazzo non era bello, per quanto alto, era robusto ed un po’ in sovrappeso. Era un tipo intelligente, un tipo di intelligenza non troppo comune, supportata da una curiosità e da un carattere sensibile e buono. Giorgio portava costantemente una maschera. Chi lo incontrava lo percepiva come una persona schiva, burbera, quasi altezzosa. Giorgio difficilmente si lasciava andare. A furia di indossare questa maschera essa era diventata una parte di sé. La gente lo percepiva come un elemento duro e “ostile”, un tipo poco raccomandabile e da evitare. Questa maschera, però, non fece altro che migliorare il suo carattere, diede a Giorgio la capacità di difendersi e non subire troppo le angherie del mondo che gli stava intorno, preservandone così la capacità di essere sensibile, leale e sincero. Queste capacità, però, Giorgio le riservava a pochi amici e alle donne che lo interessavano. Successe però un fatto strano. Quando qualcuna percepiva ciò che c’era dietro la maschera improvvisamente perdeva la capacità di percepire Giorgio come un uomo e lo considerava un amico. Forse attratte dalla fiducia che lui ispirava, forse timorose di perdere una persona così “bella” intoducendo un elemento “non durevole” come l’amore all’interno di una relazione a cui tenevano, forse per il fatto che Giorgio non fosse propriamente un Adone. Fatto sta che, appena Giorgio incontrava una donna che lo attraesse e si mostrava per ciò che era realmente, ella veniva subito conquistata da lui ma inesorabilmente finiva per fermarsi al livello di Amica. Come potete facilmente immaginare Giorgio aveva tante amiche, fidate, che non esitavano a confidarsi con lui e che ricevevano con piacere le sue confidenze. Erano sicuramente amiche sincere. Il problema stava nel fatto che Giorgio non considerava queste donne amiche, ma nutriva per loro sentimenti che andavano ben oltre. La vita di Giorgio, pur essendo abbastanza felice, mancava di qualcosa. Pur avendo vicino a se molte delle donne che lui amava esse gli sfuggivano, le vedeva irrimediabilmente allontanarsi per andare con altri uomini che, magari, non avevano ciò che lui aveva da offrire loro, ma tanto a loro non serviva perché c’era sempre Giorgio. Era arrivato ad un punto in cui si era stufato di essere l’amico. Ma era comunque incatenato a quel meccanismo. Non riusciva a tirarsene fuori. Il suo problema era che la maschera era anche una sorta di “corazza contenitiva”, appena tolta tutto il suo essere veniva messo a nudo, non era più capace di controllarsi e perciò viveva di eccessi, o nulla o tutto. Lui non era capace di amare in altro modo se non in questo. Beh.. per farla breve Giorgio morì in una notte di pioggia quando stava per compiere 40 anni, si schiantò con la macchina in una notte di inverno mentre tornava a casa ubriaco fradicio. Era solo. Solo in tutti i sensi. Aveva allontanato tutti dalla sua vita, il suo “dono”, ciò che faceva di lui l’amico perfetto si rivelò anche la maledizione che gli impedì di vivere una vita normale. Finì divorato dalle stesse persone che lui aveva fatto entrare nella sua vita, che prendevano da lui ciò di cui avevano bisogno e non davano in cambio ciò che lui voleva. Non capivano ciò che stavano facendo ma comunque lo sbranarono pezzo per pezzo fino a che il poverino non ebbe neanche più la forza di vivere. Si trascinò per il tempo che ancora gli rimaneva e, neanche fece in tempo a toccare il fondo, che già sen’era andato via. In cerca di un mondo popolato da gente che lo capisse e lo apprezzasse davvero

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