Adolescenza ( Nonno Simpson #2 )

“…Mio figlio non e’ un comunista! sara’ forse un imbroglione, un ladro, un comunista, ma non e’ una pornostar”

Abraham J. Simpson






Del periodo post-campagna ricordo solo poche cose. La mia adolescenza è stata, come capita a tanti, quella di uno sfigato pazzesco. Ricordo le prime cotte per la compagna di classe che non mi filava. Ero grande e grosso e perciò, imbranato. Ero più abituato a trattare con gli animali che con le persone. Venivo da un ambiente comunque “proletario”. Erano gli anni dei capi firmati. Avrei venduto l’anima al diavolo per un paio di timberland. Si giocava ancora per strada, usavamo dei terreni abbandonati per giocare a calcio. Non sono mai stato una cima. un mediocre giocatore. Facevo di tutto pur di essere accettato ma non sempre ci riuscivo. In quel periodo conobbi un lato di me che non sospettavo… la timidezza. Ero dannatamente timido e insicuro. Venivo percepito più o meno come “carta da parati”. Il bisogno di farmi accettare mi portò a conformarmi alla massa, musica, abbigliamento, modo di pensare. Ero inconsistente da fare schifo. Ascoltavo musica di merda. Non pensavo, non leggevo, non sapero chi ero nè cosa ci facevo li. Un perfetto cazzone. L’estate lavoravo con mio zio, facevo il pescatore, uscivamo tutti i giorni in barca, mi cuocevo sotto il sole che sembravo Santiago de “Il vecchio e il mare”. In quel periodo ho imparato ad immergermi. Ero uno sbarbatello che però era anche un ragazzo-pesce. Ho lavorato in cantieri subacquei a fianco di uomini con il triplo dei miei anni e grossi per due volte. Mi immergevo nel porto per pulire le eliche dei pescherecci e guadagnare qualche spicciolo e un paio di cassette di pesci. Non so’ ancora come non mi sia venuto il colera. Ricordo che l’acqua era melmosa e puzzava. Ora come ora non so se avrei ancora il coraggio di immergermi li. Guidavo la barca e uscivo in mare anche da solo con una disinvoltura pazzesca. Quando ho preso il brevetto da sub non avevo neanche l’età per farlo. Ho fatto il corso in mare, non in piscina come si faceva normalmente e gli esami a Palinuro. Era la prima volta che dormivo fuori di casa da solo. Siamo stati li tre giorni. Mi sono immerso fino a cinquanta metri di profondità  e in grotta. Il terzo giorno il mare si guastò. L’istruttore decise di non uscire. Io convinsi un’altro ragazzo ( almeno cinque anni più grande di me ) ad immergerci lo stesso. Uscimmo a nuoto. Quando capì che non era possibile tornai indietro. L’istruttore voleva mangiarmi vivo. Mi sentivo vivo solo quando riacquistavo la mia dimensione. Il mare, gli adulti. Quello solo mi ha aiutato a non impazzire e a non spararmi un colpo. Fino a quando ho frequentato le superiori tutto è filato così. Donne poche. Qualche amico. Vita sociale poca. Lavoretti di tutti i tipi. A scuola ero un drago, apprendevo subito e, manifestando già da allora la preoccupante tendenza a non saper resistere alle sfide, scelsi la specializzazione in informatica perchè mi avevano detto che era la più difficile. Fu una scelta azzeccata. Rivelai un talento naturale. Contrastava in modo imbarazzante con la passione per la scrittura e la completa negazione per la matematica. 9 in informatica, 9 in italiano e 4 in Matematica. Ero un enigma. Verso la fine delle superiori conobbi le persone che avrebbero cambiato la mia vita… ma questa è un’altra storia.

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