Racconto

Stavo leggendo un post di Suicidatore a proposito di un suicidio su una Ducati e mi è venuto in mente una specie di racconto. Lo sò che è un po’ pretenzioso da parte mia ma mi andava di scriverlo lo stesso. Scusatemi.

 

Eccomi qui. Apro gli occhi. Oggi è il 17 gennaio. Oggi compio 50 anni. E’ da quando ne avevo 20 che dico che non sarei mai arrivato ai 50 anni, che sarei morto prima. Ho mancato la mia promessa ma non credo che qualcuno si offenderà se mi sono preso un altro giorno omaggio di questa vita piatta, insulsa, banale e sprecata.

Oggi mi ammazzo. Ho deciso. Mi resta solo da scegliere come.

Così di botto direi con la mia moto, mi lancio al massimo su una strada e vedo fino a quanto mi riesce di mantenere il controllo. Oppure un colpo di fucile in faccia, come Cobain. L’unica cosa che non mi và è che chi rimane domani penserà le solite cose: “era depresso”, “aveva problemi economici”, “non me lo sarei mai aspettato”, “aveva tutto, chissà come mai?”. Non voglio che ci siano speculazioni, ipocrisie, falsi benismi, deve essere ben chiaro perchè lo faccio: Perchè vivo in un mondo di merda, perchè dalla vita ho preso tutto quello che potevo, perchè non voglio diventare un vecchio rincoglionito utile solo a seccare la gente. Voglio farla finita finchè sono ancora un uomo.

Prendo carta e penna.

“Cari tutti… Vi saluto, ho deciso di togliermi dalle palle, ho fatto il mio tempo. Addio!”.

Direi che ci siamo, secco, coinciso e abbastanza chiaro. Poso la penna e mi fermo un attimo. E’ così che vuoi che finisca? e se, invece, lo facessi con un gesto clamoroso? Potresti ancora renderti utile. Magari me ne porto un paio con me, qualche merda che non merita di respirare l’aria che io lascio inutilizzata. Ce ne sono tanti… potrei andare a trovare il sindaco, il nano malefico che è presidente del consiglio, qualche ricco figlio di puttana o, perchè no, potrei portarmi appresso tutto il fottuto parlamento. Pulizie di primavera. Sai che goduria, azzerare in un solo giorno tutta la merda che ci tiene soggiogati da anni ormai, un repulisti generale. Sarebbe un bel regalo per chi resta, altro che Babbo Natale. Ho deciso. Che sia in grande stile.

Chiamo un vecchio amico, mi servono un paio di cose. Mezz’ora dopo sono nella mia auto, parcheggiato in una certa via che aspetto una certa persona, non mi fa aspettare molto, sono le otto e mezza eccolo li che sta uscendo dal garage alla guida della sua bella audi comprata con i soldi di chissà quale mafia, il nostro sindaco. Fortunatamente è solo, tutto tronfio nell’illusione del suo essere intoccabile ma non lo è, non lo è affatto, scendo, attraverso la strada, mi avvicino al finestrino e BANG. Dritto in faccia, come si dice si faccia con gli infami. Mi allontano, non mi volto neanche a guardare. Prendo l’auto e via, verso l’autostrada. Roma mi aspetta. Oggi c’è un consiglio dei ministri… non sto più nella pelle. la mia auto ha il baule pieno di esplosivo, il mio amico è stato generoso quando gli ho detto a cosa era destinato, all’inizio non ci credeva neanche lui ma, dopo avermi guardato dritto negli occhi per dieci secondi, si è convinto che non scherzavo. Tre ore e mezza, lisce come la seta, sono qui, davanti a palazzo Chigi. C’è la solita scorta, poca roba. Aspetto circa due ore poi li vedo uscire, alla spicciolata ma non troppo, Giro la chiave e parto. Accelero a tavoletta, gli agenti si accorgono subito che c’è qualcosa che non và e si mettono ad urlare, gli altri sono come pietrificati. Arrivano i primi colpi di pistola e, con loro, la folgorazione. Manca poco ormai, apro la portiera e mi butto di lato, l’asfalto è duro ma il botto che sento mi rincuora. Mi rialzo a fatica, sono un po’ scosso ed un po’ ammaccato ma felice.

Giro l’angolo, sento le prime sirene in lontananza, quando saranno arrivate io sarò già lontano. Cerco di darmi un contegno, entro in un bar, prendo un caffè e chiedo le pagine gialle. Sfoglio velocemente il volume e, dopo aver trovato ciò che cerco, lo restituisco al barista. Nessuna reazione, evidentemente non sono ancora conciato in modo da destare sospetti. Ottimo. Salgo un un autobus, faccio un paio di cambi e arrivo a destinazione. Una grande scritta rossa DUCATI mi accoglie, gli occhi mi scintillano, il cuore mi batte. Prendo quella. 1098R rosso fiammante. Faccio un assegno, rigorosamente scoperto, e mi faccio dare le chiavi per un giro di prova. Il rombo del motore mi fà salire un brivido lungo la schiena. Inserisco la prima e parto. L’asfalto scorre sotto di me, prima piano poi sempre più forte, il contagiri  si abbassa e si alza  come uno stallone imbizarrito, l’aria fischia intorno a me. Imbocco il raccordo anulare poi l’autostrada, mi fermo a fare il pieno e riparto. Adesso si và, sempre più forte. A 300km/h la strada sembra piccola, le auto piccoli punti che sfrecciano verso di me, mi sento libero, mi sento vivo. Urlo la mia gioia selvaggia dentro il casco vedendo arrivare una curva abbastanza stretta, mi inclino, la moto mi segue, comincia a curvare, non basta, vado giù con tutto il peso. Che spettacolo! Mi dispiace distruggerla, lei si che merita di continuare a correre, al contrario di me. L’asfalto è vicinissimo, sento il ginocchio che striscia, calore e all’improvviso mi sembra di essere preso da una gigantesca mano invisibile e sbattuto via. Tutto buio. Addio.

“Cari tutti… Vi saluto, ho deciso di togliermi dalle palle, ho fatto il mio tempo. Ho fatto quello che ho fatto perchè non mi andava di scappare, forse perchè l’ho fatto per tutta la mia vita pensando solo a me stesso ma ho voluto farvi un’ultimo regalo. Vi lascio un gesto che vi dovrebbe far capire che un uomo solo può arrivare a fare quello che tutti ritengono impossibile, che la dignità di un uomo dovrebbe essere sempre rispettata e che se non lo si fà prima o poi il destino ci presenta sempre il conto. Sò che il mio è un gesto estremo ma ciò che voglio lasciare e un’idea, una speranza. Quello che io non ho mai avuto. Addio!”

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Categorie: Fantasia

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